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Scopri l’unico santuario di elefanti etico in Thailandia

Quando si parla di Thailandia, un’attività che recentemente ha guadagnato popolarità tra i turisti è quella di trascorrere una giornata in un santuario di elefanti, ma come riconoscere davvero quelli etici che salvaguardano e non sfruttano gli animali?

Basta aprire Instagram o Tiktok: ci sono migliaia di contenuti tutti simili tra loro: turisti che entrano nel fiume con gli elefanti per lavarli e abbracciarli, e si mettono in posa per immortalare un’esperienza unica. Tuttavia, come nella maggior parte dei casi, non è tutto ora quello che luccica! Se anche tu almeno una volta ti sei posto la domanda: ma tutto questo è etico? Sei nel posto giusto, continua a leggere per sapere come stanno davvero le cose e se è etico visitare questi santuari! 

Prima di continuare però, bisogna fare un salto indietro nel tempo, ossia nel passato super recente del turismo in Thailandia. La Thailandia ha iniziato ad accogliere il turismo di massa dagli anni ’70, diventando una destinazione prediletta dai viaggiatori hippie, nella rotta che includeva solitamente il sud est asiatico per poi arrivare a Kathmandu, Nepal (vi ricordate la serie The Snake su Netflix?). Da quel momento in poi, il turismo non ha subito battuta d’arresto, diventando ancora più accessibile a partire dagli anni 90’, quando i viaggi sono diventati sempre più frequenti non solo per persone elitarie ma per tutti. 

Per l’Occidente il Sud Est asiatico è sempre stato esotico, e in questo periodo si sono sviluppate le prime forme di turismo con animali. In quel momento, infatti, era molto comune cavalcare gli elefanti per fare giri turistici. Non c’erano ancora i social, ma nell’immaginario comunque quello che un tempo era l’Indocina era un luogo popolato da tigri ed elefanti, in cui il turista si sentiva un pioniere dell’esplorazione. Arrivando ai più recenti anni 2000, la pratica di cavalcare gli elefanti è andata sempre più in disuso, vuoi per una maggiore sensibilità al tema da parte del turista medio, vuoi grazie ai reportage che nel tempo hanno evidenziato i maltrattamenti che questi animali subiscono al solo scopo di compiacere il turista. 

Ma come si è passati dal cavalcare gli elefanti al fare il bagno con loro?

Pensateci: quello che per il turista può essere il divertimento di qualche minuto, per le persone che “possiedono” gli elefanti (perch non si tratta in questi casi di animali allo stato brado) è la principale fonte di reddito. Cosa significa questo? Che bisogna comunque fatturare. Ecco, quindi, che le cavalcate diventano bagnetti, e che gli elefanti maltrattati diventano improvvisamente “salvati” dagli stessi padroni. Le condizioni di vita degli elefanti sono migliorate? Probabilmente sì, perché, almeno durante il giorno, possono stare in libertà, non sono costretti a imparare balletti da circo, e forse non vengono maltrattati chiudendoli con le catene alla sera. Dico forse, su quest’ultimo punto, perché degli attivisti hanno evidenziato segni di percosse sulle zampe degli elefanti in diversi santuari.

Il grande assente in tutto questo però è il benessere animale. Come dicevamo prima, sì magari in linea di massima le condizioni sono migliorate, ma nessuno si chiede se davvero sia etico forzare un animale per sua natura selvatico ad interagire a forza con gli umani. 

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Per la sua etologia, l’elefante (come tutti i selvatici, quindi tutti quegli animali che non sono domestici), non si è co-evoluto con l’uomo, motivo per cui l’essere umano non dovrebbe avere interazioni con questi bellissimi pachidermi. Prima di andare in un santuario il turista dovrebbe chiedersi: ma questo animale quante volte viene lavato al giorno? Quante volte viene obbligato a mangiare, viene forzato ad interagire quando non gli va? Probabilmente la risposta in questo modo la sapete già. 

Capisco che possa sembrare meraviglioso avere gli elefanti così vicini da sentirne il respiro e condividere momenti unici, ma bisogna cercare di attivare sempre il pensiero critico, facendo scelte che vadano oltre i nostri desideri. 

Se davvero questi animali ci piacciono così tanto, dobbiamo cercare di fare le scelte giuste anche per loro. 

Ma allora, tutti i santuari in Thailandia sono luoghi terribili? Non avrò mai l’opportunità di vedere gli elefanti in modo etico? No. Non disperare, ci sono dei luoghi che sono dei santuari reali, dove puoi imparare tanto su questi animali e i ricercatori e volontari che se ne prendono cura, e tra poco ti dirò i nomi dei migliori! Prima però, vorrei dare degli esempi ancora più pratici del perché sia sbagliata l’interazione con animali selvaggi: 

  • Come dal nome, un animale selvatico/selvaggio non è un animale abituato all’uomo, questo significa che a vicenda non siamo “programmati” per capire le intenzioni ed emozioni l’uno dell’altro. Cosa significa questo? Maggiore possibilità di incidenti. Basta un movimento brusco o inaspettato per rimanere feriti o far reagire un animale in modi che non sappiamo aspettarci (e va bene che gli elefanti sono plant-based, ma pesano pure un botto. Una zannata direi che può far male). 
  • Più gli animali selvaggi si abituano all’uomo, meno lo percepiscono come una minaccia. Può andare sempre tutto bene, fino a che non si trovano davanti il cacciatore (come nel caso nostrano dell’orsa Amarena), o nel caso degli elefanti, dei bracconieri che li uccidono per il traffico illegale di avorio, che purtroppo è ancora una piaga e triste realtà sia in Africa che in Asia. 

Ma quindi, dove posso vedere gli elefanti in Thailandia in modo etico? 

Come accennavo prima, non è impossibile! Solo che le realtà etiche sono meno instagrammabili, e più difficili da scovare. Ma esistono, e per fortuna sono in aumento! 

Il primo santuario etico che vi consiglio è quello di Chang Chill, a Chiang Mai. Questo santuario è circondato dalla foresta, a poco meno di un’ora dal centro città, e gli elefanti qui girano in totale libertà, sempre. Se farete una visita qui potrete osservare gli animali e imparare tanto! Vi verrà spiegato il progetto di conservazione e rilascio in natura (perché sì, il fine ultimo dei santuari deve essere quello di reintegrare l’animale in natura, cosa che non accade mai in quelli di cui vi ho parlato prima). A Chiang Chill ci sono poi delle piattaforme panoramiche dalle quali potrete ammirare gli elefanti fare il bagno in tranquillità, stando vicini ma senza disturbarli e senza che loro possano vedervi! Potrete scegliere sia di fare una gita di mezza giornata che di una giornata intera, e lo stesso santuario vi può aiutare ad organizzare il trasporto! Con una visita qui potrete capire a fondo la vita degli elefanti, e sarà un’esperienza molto più arricchente rispetto al classico bagnetto. 

A circa quattro ore di macchina da Chiang Mai invece, c’è un’esperienza che ad ora è la mia preferita: dormire in un villaggio locale della popolazione Karen, e unirsi ai ricercatori e volontari per studiare il comportamento degli elefanti, e osservarli nel loro habitat naturale, la foresta! Se volete fare questa esperienza è necessario avere almeno 2 giorni pieni a disposizione, e anzi, si può decidere di rimanere a dormire una notte in più. L’alloggio è assolutamente spartano ed essenziale (preparatevi ad usare bagni alla turca), perché sarete immersi nella vera vita del villaggio, e proprio per questo ancora più autentico. Se volete saperne di più e come prenotare questa esperienza contattami cliccando qui!

Bene! Spero di avervi dato qualche spunto di riflessione, perché oggi abbiamo parlato di elefanti, ma tutto quello che abbiamo detto si applica ad ogni tipo di turismo con animali. Siate persone consapevoli, e spero possiate realizzare il vostro sogno di visitare la Thailandia presto! 

Ciao! Sono Alessia: adoro raccontare viaggi, ho vissuto in quattro continenti e sono una travel designer specializzata in viaggi sostenibili ed esperienze autentiche. Contattami cliccando qui per organizzare il tuo prossimo viaggio!