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Dove gli squali tornano liberi: il mio incontro con Project Hiu a Lombok

Quando ho iniziato questo lavoro, mi sono messa in testa un’idea: 

Cercare di far viaggiare le persone in maniera più sostenibile. 

Molte volte è difficile, altre sei semplicemente stanco e non vedi risultati.

Non sempre è facile spiegare a qualcuno come scegliere un’attività che sia davvero rispettosa per la comunità che ci ospita, per gli animali che speriamo di incontrare, per l’ambiente che ci accoglie. 

Ore di ricerca, notti insonni, giornate intere per spiegare e raccontare quello che più ti appassiona. 

Alle volte perdi un po’ le speranze, ma poi succedono cose come quello che ho vissuto la settimana scorsa, e tutto prende più senso. 

Sabato scorso, dopo un’ora di macchina tra la campagna di Lombok, quest’isola speciale nel mezzo dell’oceano indiano, ho raggiunto un piccolo porticciolo tra le mangrovie. 

Dopo essermi tolta le scarpe saliamo a bordo.

Hiu in Indonesiano significa squalo. 

Ci siamo imbarcati su un peschereccio, ma uno molto speciale, della flotta di Project Hiu. 

Detto così fa paura vero? 

Ma in un Paese in cui i pescatori si espongono ad enormi rischi per cacciare gli squali (rivenduti solo per le loro pinne) e l’ecosistema marino senza i suoi più grandi predatori soffre, dovrebbe essere ben altro a far paura. 

E quindi siamo salpati, abbiamo ascoltato le storie dei pescatori, che navigano senza strumentazione di bordo, obbligati a stare lontano dalle loro famiglie per settimane, per guadagnare appena 200 Euro al mese in un lavoro logorante. 

Ma per loro il futuro potrebbe essere diverso. Può essere diverso. 

Project Hiu parte dall’idea che la conservazione debba essere affrontata con compassione, e che sia gli squali che gli uomini che li pescano siano vittime di un commercio internazionale di pinne di squalo.

Lavorando con — e non contro — la comunità dei pescatori di squali, hanno dato inizio a una rivoluzione che non solo ridefinirà chi sono questi pescatori e riscriverà le loro storie, ma creerà anche un futuro in cui avranno una scelta.

Le barche e gli equipaggi che prima erano usati solo per la pesca, adesso vengono usate per far scoprire i luoghi più nascosti dell’isola di Lombok, per esplorare la barriera corallina, per raccogliere la plastica che si trova in mare. 

Con le barche riconvertite, hanno salvato oltre 5000 squali. 

Hanno applicato dieci tag a squali tigre, diventando i primi in assoluto a farlo in Indonesia.

Hanno costruito un serbatoio d’acqua per fornire acqua potabile alla scuola della comunità dei pescatori.

Hanno mandato due pescatori di squali all’università, offrendo loro opportunità al di fuori della pesca… tutto grazie al sostegno del nostro equipaggio, e grazie al turismo. 

E noi che li scegliamo abbiamo l’opportunità di scoprire nuovi punti di vista, storie di vita, e abbiamo il privilegio di cambiare prospettiva. 

Scendiamo a terra sentendoci ancora sballottati, ma pieni. 

Molte volte sarebbe più facile per me tenere nascosti questi progetti, dire che “solo se viaggiate con me ve li farò scoprire”, perché c’è tanta ricerca come travel designer per arrivare a trovare queste realtà. 

Sarebbe più facile si, farei del bene al mio business. 

Ma non sarebbe giusto. 

Perché quando qualcosa è tanto bello e utile, deve essere condiviso. 

Quindi eccolo qui, per voi, e non fa niente se non prenotate con me questo tour, ma fatene tesoro. 

E’ un regalo che vi faccio, e che, partecipando ai loro tour, fate a voi stessi. 

E agli squali. 

Perché come qualcuno ha detto tanto tempo fa riguardo la conservazione ambientale 

“non devi per forza amare qualcosa per doverlo proteggere”. 

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